13/06/2024
(17 Settembre 2021)

RIPERCORRENDO I PAESAGGI DI LUIGI VICENTINI A NOMI

A 120 anni dalla nascita di Luigi Vicentini, il Comune di Nomi gli ha reso omaggio con una mostra dei suoi quadri e con un incontro dal titolo “Il paesaggio: spazio rappresentato e vissuto. Ripercorrendo le percezioni di luigi vicentini a Nomi”, svolto giovedì sera presso le sale del Granaio. Numerosi i partecipanti, tra amministratori locali e appassionati, che hanno ascoltato una serie di riflessioni sul paesaggio come spazio di vita di una comunità, partendo dalle rappresentazioni pittoriche dell’artista. Dopo l’introduzione del Sindaco di Nomi, Rinaldo Maffei, durante la serata sono intervenuti Emiliano Leoni Presidente del CiTRac, l’architetto Alessandro Franceschini, Bruno Zanon e Luca Valentini componenti del Comitato Scientifico di tsm|step.

Il tributo offerto dal Comune all’artista, promuovendo una mostra dei suoi quadri, è al contempo un dono che l’artista ha concesso con la sua arte alla comunità di Nomi: la possibilità di riflettere e dialogare sul paesaggio come spazio di vita, mettendo in relazione il reale rappresentato con quello vissuto, tra passato e presente. Il Sindaco Rinaldo Maffei ha aperto la serata ricordando ai partecipanti che nei quadri di Vicentini troviamo un contributo alla memoria dei luoghi di Nomi, importanti e semplici, dal centro storico alla campagna. Luoghi ormai tutti modificati dallo scorrere del tempo e dall’opera dell’uomo per venire incontro a nuove esigenze sociali ed economiche. Nell’opera del pittore trentino è possibile rinvenire un piccolo mondo antico, un ritaglio di vita di Nomi che va dagli anni cinquanta ai settanta, in quel particolare momento storico che si snoda tra le difficoltà ereditate al termine del secondo conflitto mondiale e le opportunità generate dallo sviluppo economico del dopoguerra.

Eppure la mostra dei quadri di Vicentini non consente solo di rievocare il ricordo del passato, seppur importante, ma anche di compiere un passo successivo. Come spiega, infatti, Emiliano Leoni, partendo dalla lettura della realtà effettuata dell’artista possiamo provare a decodificare il paesaggio e i vissuti, focalizzandoci sui rapporti tra forme, materiali e colori che permangono o cambiano nel tempo. Durante il suo intervento Luca Valentini ci ricorda invece che essere è tessere: solo grazie a un continuo intrecciare e dipanare i fili delle trame paesaggistiche e dei vissuti, individuali e collettivi, possiamo tentare di cogliere attraverso l’arte la dimensione relazionale del tempo e dello spazio.

Alessandro Franceschini, partendo dai dipinti di Vincentini, suggerisce che l’arte è una lettura del paesaggio, ma il paesaggio, a sua volta, è molto di più di un’opera d’arte, perché è frutto di una costruzione collettiva e non solo la creazione di un singolo artista. Ed è proprio all’interno di una dimensione collettiva che Bruno Zanon, nell’intervento conclusivo, rilancia la sfida che una comunità deve affrontare, attraverso la decodifica (Leoni), la tessitura (Valentini) e la costruzione (Franceschini) del paesaggio, per conservare la memoria del passato, saper interpretare il presente e progettare il futuro.