24/06/2024
(25 Settembre 2014)

Provincia autonoma di Trento e Università degli Studi di Trento, presentati i risultati della RICERCA SULL’ IMPATTO DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI SULLA RISORSA IDRICA E LA PRODUZIONE IDROELETTRICA IN TRENTINO

Mercoledì 24 settembre sono stati presentati a Trento, nella sede di tsm-Trentino School of Management, i risultati della ricerca svolta nell’ambito del progetto europeo “ORIENTGATE – A structured network for integration of climate knowledge into policy and territorial planning” dedicato allo studio dell’impatto dei cambiamenti climatici sulla risorsa idrica e in particolare sul settore idroelettrico. Lo studio è frutto della collaborazione tra il Dipartimento Protezione Civile e l’Agenzia per l’Energia e la Risorsa Idrica della Provincia autonoma di Trento e il Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica dell’Università degli Studi di Trento.

Gli scenari presi in esame dalla ricerca prevedono per il Trentino, sia a breve termine (2020-2050) che a lungo termine (2040-2070), un aumento delle temperature sia annuali che stagionali, più marcato per l’estate. Per quanto riguarda le precipitazioni si attende una limitata diminuzione dell’apporto annuale ma con una maggiore variabilità: ci si aspetta infatti una sensibile diminuzione in estate e parzialmente in primavera, ma un aumento in inverno.

L’effetto più evidente dei cambiamenti climatici in futuro riguarda l’impatto sul ciclo dell’acqua: estati più calde e meno piovose potrebbero favorire maggiori eventi di scarsità idrica; l’aumento delle temperature favorirà la progressiva fusione dei ghiacciai nonché l’anticipo della stagione di maggior apporto di acqua di deflusso da ghiacciai e neve accumulata in inverno. In autunno e inverno è attesa una maggiore disponibilità di accumuli nevosi, ma a quote più elevate.

La Provincia autonoma di Trento ha partecipato al progetto ORIENTGATE studiando l’impatto dei cambiamenti climatici sulla risorsa idrica con riferimento in particolare al suo utilizzo per la produzione di energia, che da solo copre il fabbisogno elettrico dell’intera provincia. Data la complessità del territorio gli studi si sono concentrati su due bacini campione: il bacino del Noce dove sono presenti importanti zone glaciali e diversi sistemi di sfruttamento idroelettrico di grandi dimensioni, e quello del Brenta dove non si trovano né aree glaciali né impianti idroelettrici con grandi bacini di accumulo.

Rispetto al periodo di riferimento 1980-2010, è possibile stimare un lieve calo dei volumi annuali di acqua derivabile per il periodo 2040-2070. Ci sono poi importanti differenze a livello stagionale: è atteso in generale un aumento dei volumi disponibili d’acqua derivabile in inverno mentre un calo sensibile è atteso per l’estate. Per entrambi i bacini studiati l’impatto dei cambiamenti climatici dovrebbe portare una lieve perdita della producibilità elettrica per il periodo 2040-2070.

Lo studio ha permesso di identificare l’impatto dei cambiamenti climatici sul comportamento stagionale del ciclo dell’acqua e quindi sulla sua disponibilità nell’arco dell’anno. Queste modifiche implicheranno un cambiamento anche nelle modalità di gestione del settore idroelettrico e nella relativa pianificazione. I risultati dello studio forniscono preziosi elementi di valutazione per le politiche gestionali per l’utilizzo sostenibile dell’acqua, considerando nella loro complessità tutti i settori di utilizzo, non solo il comparto energetico, ma anche per esempio quello agricolo o l’uso potabile.