02/03/2024
(24.11.15)

tsm|step, Università degli Studi di Trento-DICAM, NEXT_STEP “TRASFORMARE L’ESISTENTE: strategie e progetti di rigenerazione del paesaggio”

La trasformazione dell’esistente rispecchia l’attuale esigenza delle politiche e dei progetti per il territorio di considerare i vuoti urbani, le aree marginali e residuali come grandi opportunità per una più ampia rigenerazione e riqualificazione del paesaggio. next_step è un ciclo seminari organizzato dal DICAM-Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica dell’Università degli Studi di Trento e dalla tsm|step-Scuola per il governo del territorio e del paesaggio che intende promuovere la cultura progettuale degli studenti universitari, futuri progettisti, attraverso il contributo di professionisti di rilievo nazionale ed Internazionale. 
La supervisione scientifica è affidata all’arch. Mosè Ricci e al Prof. Bruno Zanon. Il coordinamento è dell’arch. Emanuela Schir. La partecipazione agli incontri è gratuita e garantita fino ad esaurimento posti disponibili.

Programma
25 novembre 2015
Il luogo, la sorpresa e oltre  – Paolo L. Bürgi, architetto

Iniziando dalla piccola scala di un oggetto di design, oppure dal progetto puntuale di una terrazza di piccole dimensioni che si affaccia su una foresta misteriosa e selvaggia, passando attraverso la scala urbana di una piazza, affrontando infine la scala territoriale di un intervento sulla montagna sopra Locarno o su un’area di circa 45 ha nel cuore della Germania, noi partiamo sempre dagli stessi fondamentali principi e concetti, dalla stessa filosofia di progetto. In primo luogo ci lasciamo ispirare dal luogo e ci chiediamo come possiamo avvicinarci e camminare attraverso i suoi spazi, ma anche, alla fine, ci domandiamo quale sia il modo migliore per allontanarci da esso.
Il secondo passo di questo sviluppo creativo riguarda il paesaggio e la dimensione nascosta che può essere scoperta dietro il perimetro fisico e reale di un sito. Un’osservazione sensibile e attenta ci permetterà di individuare il dialogo con l’ambiente circostante e la suggestiva relazione tra gli elementi a noi più vicini e l’orizzonte.
A questo punto inizia la ricerca della storia del luogo e si fa strada in noi la volontà di trasmettere un racconto o un dettaglio del passato attraverso una dimensione giocosa del progetto, sempre cercando di stimolare la curiosità e il desiderio di scendere in profondità nella percezione di un territorio. In questo modo il visitatore di un piccolo giardino, di una piazza o di un parco sarà sollecitato a porsi domande senza necessariamente cercare risposte immediate ed esplorerà l’area sentendosi libero di giocare e di sperimentare con le proprie emozioni e la propria immaginazione.

Paolo L. Bürgi, svolge dal 1977 la propria attività di architetto paesaggista presso il suo studio a Camorino. Lavora prevalentemente con il progetto degli spazi aperti in relazione all’architettura, sia in ambito pubblico che privato in Svizzera e all’estero. Ha preso parte a concorsi nazionali ed internazionali vincendo numerosi premi, tra i quali più recentemente l’area di ingresso al CERN di Ginevra e un museo all’aperto sul Carso Goriziano. Il suo lavoro è stato esposto in conferenze e pubblicato in molti paesi europei, Corea, Cile, Argentina, Cina, Giappone, Canada, Stati Uniti. Nel 2003 Paolo Bürgi ha ricevuto il primo premio “European Landscape Award” per il progetto “Cardada, Reconsidering a mountain” ed il premio “Die Besten 03-bronze” per il progetto della piazza al lago “Kreuzlingen Hafenplatz”.
 

9 dicembre 2015
Coltivare luoghi di frontiera – Luigi Latini, architetto

La riflessione prende spunto dai risultati di un workshop internazionale sul Bosco del Montello e della ex polveriera di Volpago: un grande “quadrato” nascosto nella vegetazione, occupato da una struttura militare in procinto di essere restituita ai cittadini con la cessione al Comune dell’intera area demaniale. Il workshop è stato occasione di studi, confronti e di intense esplorazioni sui significati e sui possibili usi di uno spazio nel quale vegetazione e dismissione, bosco e abitanti, rappresentano gli elementi chiave del paesaggio da immaginare. Luigi Latini, Thilo Volker e Anna Lambertini sono stati responsabili dei tre approfondimenti relativi a un’unica proposta progettuale. Avvicinandosi al paesaggio di una polveriera dismessa, il richiamo al tema del re-cycle è evidente, visto da una angolazione nella quale assume particolare importanza la componente vegetale, che ci invita ad adottare una prospettiva più vicina al destino di un “bosco” piuttosto che a un sistema di strutture e impianti costruiti. La discussione sui lavori è occasione per allargare il tema a parole come “cura dei luoghi”, “coltivazione” e “conflitto”.

Luigi Latini, laureato in architettura presso l’Università di Firenze, nel 2001 consegue il titolo di dottore di ricerca in “Progettazione paesistica”. Dal 2007 entra a far parte del Comitato Scientifico della Fondazione Benetton di Treviso e dal 2011 è membro della giuria del Premio Internazionale Carlo Scarpa. Dal 2010 è ricercatore presso lo IUAV di Venezia, dove prosegue l’attività di docente di Architettura del Paesaggio. Dal 2010 è socio fondatore e presidente dell’Associazione Pietro Porcinai, Fiesole. Dal 2013 è presidente del Comitato Scientifico internazionale della Fondazione Benetton Studi Ricerche, Treviso Tra le molte pubblicazioni curate nel campo del paesaggio e del giardino, Pietro Porcinai and the Landscape of Modern Italy, con Marc Treib, Ashgate, 2015. Vive tra Venezia e San Miniato in Toscana, dov’è nato e coltiva interessi nell’ambito della storia urbana e del paesaggio.

16 dicembre 2015
La costruzione dello spazio pubblico – Imma Jansana, architetto

San Paolo ha undici milioni di abitanti, di cui quasi un milione e mezzo vivono nelle favelas e circa due in urbanizzazioni irregolari. A partire dagli anni settanta, queste sono considerate le aree “altre” della metropoli. San Paolo vive un processo di ridefinizione cercando di reinterpretare nella città formale questi “altri” insediamenti. La strategia è quella di trovare nuove formule affinché la memoria individuale e collettiva sia il motore della trasformazione di queste “altre” parti e della costruzione dello spazio pubblico collettivo. Contrariamente a San Paolo, Barcellona è la città ordinata dove l’insediamento spontaneo è quasi scomparso. I resti di uno degli ultimi insediamenti sono stati museificati. Qui si è conservata la memoria della città del XX secolo, con il desiderio di perpetuare il passato, per spiegare il futuro e il presente. A San Paolo abbiamo favorito un processo di cicatrizzazione delle ferite nel territorio, preservando la memoria collettiva dei quartieri più degradati. A Barcellona abbiamo perpetuato le ferite, le cicatrici, la memoria, mostrandole nel paesaggio.

Imma Jansana, architetto dal 1977 presso la Scuola di Architettura di Barcellona. Tra il 1989 e il 2001 è stato l’architetto responsabile dei progetti urbani nel comune di El Prat de Llobregat (Barcellona). Nel 2006 fonda lo studio di architettura e paesaggio JDVDP, SL con gli architetti Conchita Villa e Robert de Paauw. Ha insegnato nel Master del paesaggio dell’ETSAB e nel corso specialistico in paesaggio presso la Facoltà di Architettura di Navarra. Ha insegnato presso lo IUAV di Venezia dal 2006-2011. È stata direttore del XX Seminario di Montevideo nel luglio 2008. Attualmente sta lavorando al restauro delle batterie antiaeree Turo de la Rovira a Barcellona e al progetto degli spazi pubblici a Zorrotzaurre a Bilbao. Ha ricevuto riconoscimenti quali il Premio Europeo dello Spazio Pubblico Urbano (2012) e il Premio FAD (1993 e 1995). Alcuni suoi progetti sono stati raccolti da Mulazzani M. (2005), Imma Jansana, Libria.
 

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T. 0461.020060 | F. 0461.020010 | E. step@tsm.tn.it |W. www.tsm.tn.it

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